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I fatti che andremo a raccontare sono reali, e ci sono stati riferiti da alcuni anziani del paese che, o ne sono stati testimoni oculari, o a loro volta li hanno appresi dagli anziani della loro epoca. Il nostro intendimento è quello di tramandarli alle generazioni di oggi perchè sono pezzi importanti della storia di Mandrogne.
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Tanti anni fa (chi ce lo racconta ha infatti 88 anni e lo sentiva dai vecchi dell'epoca) in piazza della chiesa dove c'è oggi il tabaccaio Roberto, c'era un bar che era gestito da Natale Grassano detto Tardac. Questo buontempone si divertiva ad inventare storie o burle di ogni genere; pensate, infatti, che era riuscito a far credere ai più ingenui che lui riusciva a fumare sott'acqua. Un giorno, di domenica, quando la piazza della chiesa era allora gremita di bancarelle di ogni genere (si vendeva perfino la carne), prima che la gente andasse a Messa, Tardac salì al piano superiore del bar e aperta la finestra che dava sulla piazza cominciò a declamare: «Popolo di Mandrogne, ben presto avremo il porto!!». Dalla gente che ascoltava si alzò una voce: «E l'acqua andè che la pioma??». Ma lui senza esitazione rispose: «A la pioma ai Prigiou!!». Infatti, dove oggi esiste il macellaio Bacco c'erano diverse famiglie, tutte con il cognome Prigione e e in quella zona passava un rio che noi mandrognini chiamavamo "e rosa". Noi vi nascondiamo che qualcuno ci credette.
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A Mandrogne c'è stato il tempo di un famoso dicitore di necrologi: Giovanni Bovone detto Giuaneis; alla fine di ogni funerale quando la salma arrivava al cimitero, lui faceva un discorso di commemorazione ricordando le circostanze che gli avevano fatto conoscere il defunto ed alcune le circostanze che gli avevano fatto conoscere il defunto ed alcune sue abitudini; è rimasto nella storia
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Mandrogne ha avuto fra i suoi abitanti uno dei primi trasformisti?? Infatti un signore, Emilio Civetti detto "U drei Barachei", tutti gli anni a carnevale andava dal Parroco, si faceva prestare un abito talare e poi, con altri vestiti da donna, praticamente si travestiva in modo che se si girava di fronte era un prete, se si girava di schiena era una donna. Il travestimento era così perfetto che mai nessun bambino scoprì la sua identità e tutti gli anni aspettavano come un appuntamento fisso il passaggio per le vie del paese di questa stravagante maschera.
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Qualcuno vi hai mai detto che...
Mandrogne nel periodo del secondo Dopoguerra ha ospitato un vero e proprio incontro di boxe, con la relativa andata e ritorno?? Un baldo giovane del tempo, Pietro Pavese, detto "Dotu", seppe che era ritornato dall'Argentina un giovane emigrato compaesano, che andava dicendo in giro che in quel lontano Paese aveva tirato di boxe in una palestra attrezzattissima e che quindi si considerava un vero boxeur. Dotu, sicuro della sua forza e del suo maggior allungo di braccia gli lanciò la sfida. Il primo match si tenne in una stanza nei pressi dalla Sartorina e alla presenza di numerosi spettatori, dopo alcuni round Dotu ebbe la meglio. La rivincita si svolse naturalmente in casa dello sconfitto e cioè a Menaccia in una stanza proprietà del Barba Videi, ma anche qui ebbe la meglio Dotu, laureandosi primo campione di boxe dei pesi Mandrogni; da allora fu soprannominato Carnera
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